Sugli ambienti spirituali
17/02/2020
Sugli ambienti spirituali
17/02/2020
 

Come muore una civiltà?

Come muore, una civiltà?
I libri di storia ci raccontano di fattori sociali, economici, di guerre ed altri eventi che sommandosi portano alla fine di una visione del mondo, di una cultura e di un potere che noi chiamiamo civiltà.
Nessuno di noi realmente, sa come questo accade, eppure penso, e sento, che il mondo per come lo conosciamo sia finito, la nostra civiltà morta e che forse, è giusto così.

Quando i popoli iniziano a sentire che il loro mondo è morto, penso sia questo che segna la fine, o, forse, avviene quando i popoli sentono il bisogno che il loro mondo muoia, non so se davvero c'è differenza. A un certo punto, ci si rende conto che, semplicemente, è ora che arrivi qualcosa di nuovo, di differente, che il vecchio mondo muoia, prevale il desiderio di distruzione e c'è il bisogno di un sacrificio che possa pulire i peccati che hanno portato il vecchio mondo alla sua fine, per poter ricominciare. Non so quanto questo sia diffuso nella massa di persone che forma un popolo, né quanto, chi vive questo sentire, ne sia cosciente, ci sono però molti indizi che mostrano quanto questo sentimento dilaghi. Ora, gli avvenimenti degli ultimi due anni, hano esacerbato questo desiderio di morte in una massa inconsapevole, educata per decenni ad agire e reagire se sottoposta a stimoli precisi, dico massa in quanto non avendo una reale identità di popolo né di individui, è il termine che più si addice alla situazione. Così, anche questo impulso, viene veicolato, il desiderio di redenzione attraverso il sacrificio rituale perde il suo bersaglio naturale e viene deviato. Provo ora a spendere due parole per approfondire il tema sacrificio e capro espiatorio o pharmakos. Nelle civiltà del passato, così come nella nostra, l'uomo, tramite le sue azioni, commette “peccato” inteso come violazione dell' equilibrio. Queste “colpe” vanno espiate, in un modo o nell'altro, così, il gruppo umano, per non dover subire l'ira degli esseri che governano le leggi naturali, la vita e la morte, spostano i loro peccati, li trasferiscono a quello che noi chiamiamo, spesso senza conoscere il reale significato del termine, “capro espiatorio”. Questo, diviene un sacrificio attraverso cui la comunità tutta si purifica delle sue colpe e l'equilibrio viene ristabilito. Il sistema è, in varie forme, usato in tutto il mondo, in luoghi e tempi diversi. Nell'antica Grecia, ad esempio, il pharmakos era un rituale in cui uno o due individui, in caso di crisi sociale, religiosa, politica, o a fronte di una calamità naturale, erano espulsi dalla comunità e talvolta uccisi ritualmente, poiché si riteneva che tale pratica avrebbe purificato la società. Allo stesso modo l'eyoka, figura sacra presso i nativi americani, è bersaglio della punizione degli spiriti, addossandosi le colpe della sua comunità. L'elenco di queste figure, a volte sacre, tra cui, Cristo, dal valore sociale positivo o, impure,da scacciare e uccidere,potrebbe continuare a lungo, ma il meccanismo dovrebbe essere chiaro. Non vi sarà sfuggito come la terminologia che ho usato sia quella che il cattolicesimo ha ripreso a proprio uso e consumo, snaturando però il concetto di “colpa” che non è più una colpa contro le leggi della natura e del creato, ma colpa contro le leggi del Dio cristiano, interpretate secondo la morale del momento storico. Il concetto di “peccato” come violazione dell'ordine morale o della legge di Dio, ha sostituito quello di “azione proibita”, nella lingua delle popolazioni Austronesiane della Polinesia “tabu”. L'azione proibita è un atto che turba l'equilibrio tra l'uomo e l'ambiente, l'equilibrio tra gli uomini stessi o tra gli uomini e gli spiriti o Dei,creando morte, mostruosità, danneggiando ciò che gli Dei,sognando, creano. Alcuni esempi di tabu sono il cannibalismo, l'incesto, la violazione dei luoghi sacri agli Dei, l'alimentarsi di alcuni animali. Ecco, la nostra civiltà ha commesso una violazione di tabu, abbiamo turbato l'equilibrio, distrutto l'ambiente, sovraffollato e cementificato il pianeta, sconvolto il clima, innescato guerre e creato un contesto sociale opprimente da cui sentiamo il desiderio di fuggire. L'ultima goccia è stato il creare un virus pericoloso che si è diffuso non sappiamo come in tutto il mondo e che ha reso possibile l'instaurarsi della situazione che tutti stiamo vivendo. Torniamo quindi all'inizio, molte persone o forse la massa stessa degli esseri umani, avvertendo la colpa, sente il bisogno di purificarsi e cerca un pharmakon, un capro espiatorio, un sacrificio che si addossi ogni colpa, per poter fare un funerale al vecchio mondo e ricominciare, liberi dal fardello che ci schiaccia. A questo punto, il grande interrogativo è: chi verrà sacrificato per permettere la nascita di un nuovo mondo? Chi, sarà oggetto della violenza purificatrice? Anticamente, a venir sacrificato era chi aveva compiuto l'atto proibito, violato il tabu o chi ne incarnava il potere, nel caso del sorgere di nuove civiltà, inizialmente, il mondo nascente ripudiava anche i valori che riteneva avessero causatola morte del vecchio mondo. L'operazione a cui stiamo assitendo, nel mondo,ci mostra invece come gli autori dello scempio, i violatori del tabu, volgiano spostare la colpa sulla popolazione ammaestrata, con l'appoggio della popolazione stessa che vede il nemico all' interno, in se stessa. Cosa stia succedendo ora, credo di saperlo, quello che mi preoccupa è il dove potremmo arrivare. L'aumento della pressione ambientale, l'inasprirsi delle condizioni di vita, stanno rendendo la popolazione più agressiva, trovare un sacrificio diventa così un bisogno impellente. I miti del passato ci mostrano come il finire di un mondo sia un evento di proporzioni immense e che questo necessiti di un sacrificio a cui prendono parte gli Dei stessi, combattendosi, come nel ragnarok o eseguendo la sentenza essi stessi, come nel diluvio universale. E' pensabile di poter controllare queste forze senza che sfuggano di mano? Riusciremo a far nascere un nuovo mondo, una nuova civiltà che non commetta i nostri stessi errori? Chi sarà, alla fine, a venir sacrificato, a diventare il pharmakon, la medicina e il veleno, in grado di dar vita al nuovo che deve arrivare?